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Appuntamenti e News  >  News  >  Il fattore manodopera in frutticoltura.
Al centro di uno studio realizzato dal Prof. Pirazzoli dell'UNIVERSITÀ di Bologna.

Il fattore manodopera in frutticoltura.

(Bologna, 20 marzo 2006). Presentato nel corso di una tavola rotonda tenutasi a Bologna lo studio su questo tema realizzato per conto del Centro Servizi Ortofrutticoli dall’equipe del prof. Carlo Pirazzoli del Dipartimento di Economia e Ingegneria Agraria dell’Università di Bologna. Una riduzione della componente contributiva del costo del lavoro potrebbe aiutare ad aumentare la competitività del settore ortofrutticolo italiano, ed emiliano romagnolo in particolare, che nel 2004 e 2005 ha dovuto affrontare una difficile crisi provocata dai bassi prezzi pagati all’impresa agricola e dagli elevati costi di produzione. È quanto emerso nel corso di una tavola rotonda, tenutasi a Bologna, per la presentazione di un interessante studio sul “Fattore manodopera in frutticoltura” realizzato per conto del Centro Servizi Ortofrutticoli dall’equipe del prof. Carlo Pirazzoli del Dipartimento di Economia e Ingegneria Agraria dell’Università di Bologna. “La diminuzione del costo del lavoro – ha sottolineato il presidente del Cso, Paolo Bruni, aprendo i lavori – rappresenta senza dubbio un elemento fondamentale per aumentare la competitività della nostra frutta anche se non sufficiente”. “A tale proposito, infatti, – ha proseguito Bruni – sono necessarie anche altre misure quali una adeguata programmazione della produzione, una valorizzazione organica dei prodotti, un ulteriore aumento della concentrazione dell’offerta, una efficace riforma dell’Organizzazione Comune di Mercato del settore”. Secondo lo studio presentato dal prof. Pirazzoli, il costo del lavoro rappresenta il 50% dei costi di produzione e gli oneri contributivi incidono sul costo totale del lavoro per un 24/30% a carico delle aziende e per un 6/8% a carico del lavoratore. “Lo studio – ha sottolineato Pirazzoli – ipotizza gli scenari conseguenti ad una diminuzione del 5% e del 10% della quota contributiva per allineare il costo del lavoro del nostro paese alla media europea. Già la riduzione del 5% porterebbe ad un calo dei costi variabile da 0,9 a 2,4 centesimi di euro al chilogrammo, che significa dalle 20 alle 40 lire al chilo”. “Se si considera un magazzino che lavora un milione di quintali di frutta – ha proseguito Pirazzoli – un centesimo di euro in meno al chilogrammo comporterebbe un risparmio di un milione di euro nei costi di produzione. Il problema è individuare dove ridurre il cuneo e a questo proposito lo studio ha individuato alcune ipotesi, in particolare quella della riduzione dei contributi Inail”. Presentando questo lavoro, il prof. Pirazzoli ha anche tracciato un quadro della situazione relativa alla manodopera e l’occupazione in agricoltura, in particolare in frutticoltura. A tale proposito, ha ricordato che nel nostro paese nel decennio 1993/2003 si è registrata una sensibile diminuzione degli occupati (sia dipendenti che autonomi) nel settore primario. Parallelamente, è aumentato l’impiego di manodopera extracomunitaria in agricoltura, che, a livello nazionale, nel 2004 ha raggiunto le 105.000 unità con un incremento del 13% negli ultimi quattro anni. In Emilia Romagna la contrazione degli occupati in agricoltura ha toccato complessivamente il 30%, mentre gli extracomunitari in questo settore sono aumentati del 20% nell’ultimo quadriennio, sfiorando le 18.000 unità nel 2004. Per quanto riguarda la frutticoltura, è stato rilevato che il fabbisogno annuale di manodopera in questa regione è pari a 5,9 milioni di giornate lavorative, che corrispondono al 23,3% del totale delle giornate in agricoltura. Dopo Pirazzoli è intervenuto, a nome delle Organizzazioni agricole e delle Centrali cooperative, Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia, che ha sottolineato come il costo del lavoro rappresenti un elemento fondamentale ai fini della competitività. “Mentre nel nostro paese questo costo supera i 13 euro l’ora – ha proseguito Gardini – in Spagna, nostro diretto concorrente in campo ortofrutticolo, si attesta sugli 8 euro l’ora. Un divario troppo ampio, che va assolutamente ridotto se non si vuole rischiare di vanificare gli sforzi compiuti in questi anni dalle associazioni sul fronte della qualità, del rinnovamento varietale e della concentrazione”. Gardini ha poi affermato che aumentare la competitività dell’agroalimentare non significa soltanto salvaguardare l’occupazione e la tenuta di questo importante comparto economico quale è la frutticoltura, ma anche garantire un’elevata sicurezza alimentare: un elemento fondamentale per un paese moderno e civile. Gardini ha concluso il suo intervento sottolineando l’esigenza di avviare tra le organizzazioni datoriali e sindacali un confronto responsabile per valutare su quali aspetti, anche contrattuali, agire per conseguire una maggiore flessibilità e competitività del sistema ferma restando la necessità di salvaguardare i livelli di salario dei lavoratori. Le conclusioni della tavola rotonda sono state affidate all’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni, che ha sottolineato come quella del lavoro sia una questione strategica da affrontare studiando soluzioni innovative e condivise. “La Regione Emilia Romagna – ha proseguito Rabboni – fornisce fin d’ora la sua disponibilità a porsi come sede di un confronto che coinvolga tutte le componenti del mondo ortofrutticolo per arrivare ad una proposta regionale da presentare alla Conferenza Stato-Regioni”. Diversi, secondo l’assessore, i temi da affrontare: dalla disponibilità di manodopera nei periodi di raccolta della frutta estiva alla formazione professionale dei lavoratori immigrati, dal cuneo fiscale e contributivo alla sperimentazione di accordi sindacali improntati alla flessibilità. Temi che occorre intrecciare con le politiche legate al Piano di Sviluppo Rurale 2007/2013. “La valorizzazione del lavoro – ha concluso Rabboni – è la condizione per dare maggiore distintività ai prodotti emiliano romagnoli e per impostare una strategia commerciale in grado di aggregare l’offerta di prodotto rafforzando la presenza sui mercati esteri”.

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