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Le priorità indicate da Giovanni Bettini, presidente di Fedagri/Confcooperative Emilia Romagna.

Di fronte a contrazione delle risorse pubbliche, calo dei consumi, aumento dei costi.

(Bologna, 18 Maggio 2006). Dimensioni adeguate a rappresentare masse critiche importanti per affrontare mercati sempre più competitivi, organizzazione commerciale in grado di penetrare nuove aree favorendo l’export, forte spinta alla valorizzazione dei caratteri distintivi della produzione agroalimentare delle filiere cooperative, intenso lavoro per l’innovazione delle produzioni, adeguati investimenti in ricerca e sperimentazione, maggiore integrazione e valorizzazione con il territorio: sono queste, in sintesi, le priorità su cui puntare per ridare slancio alle imprese cooperative operanti nell’agroalimentare, un settore che negli ultimi tempi ha dovuto fare i conti con fenomeni quali la stagnazione economica, la generale caduta dei consumi, l’aumento dei costi, la progressiva contrazione delle risorse pubbliche. È quanto ha dichiarato Giovanni Bettini, presidente di Fedagri/Confcooperative Emilia Romagna (quasi 600 cooperative, oltre 87.000 soci, un fatturato di circa 6.200 milioni di euro) aprendo i lavori del Consiglio regionale della Federazione incentrato sul Piano Regionale di Sviluppo Rurale. Analizzando più in dettaglio queste priorità, Bettini ha sottolineato l’esigenza di sostenere la crescita imprenditoriale della cooperazione agroalimentare promuovendo processi di integrazione tra cooperative ed aiutando la patrimonializzazione delle imprese. “Particolare attenzione – ha proseguito Bettini – dovrà poi essere dedicata all’internazionalizzazione, all’individuazione di nuovi mercati ed alla realizzazione di strumenti commerciali in grado di promuovere l’export e valorizzare le produzioni cooperative”. “Al fine di recuperare maggiore valore aggiunto, – ha sottolineato Bettini – è poi fondamentale, da un lato, aprire un confronto con la GDO e, dall’altro, rafforzare canali commerciali complementari come la rete dei punti vendita gestiti dalle cooperative, che favorendo un rapporto diretto fra produzione e consumo permettono il conseguimento del giusto ricavo per il sistema produttivo e del giusto prezzo per il consumatore. Attraverso questi punti di contatto privilegiati con il consumatore, si possono, tra l’altro, realizzare adeguate campagne di informazione sui prodotti cooperativi, tentando di trasmettere valori quali l’origine, la qualità, la completa tracciabilità della filiera, il rispetto di disciplinari e regole produttive, la sicurezza alimentare. Tutto ciò potrebbe essere rappresentato da uno specifico logo identificativo da affiancare al marchio aziendale”. Un importante contributo nel creare condizioni che possano favorire il recupero di competitività dell’agroalimentare, in particolare per le piccole e medie imprese, potrà fornirlo anche il sistema bancario. A questo proposito, è auspicabile una convenzione quadro fra il mondo delle banche e quello della produzione per creare le condizioni per un supporto finanziario che possa rispondere alle esigenze di gestione, innovazione e sviluppo delle imprese. “Lo strumento fondamentale di attuazione di questi principi e di queste linee di intervento – ha dichiarato il presidente di Fedagri Emilia Romagna – è il Piano di Sviluppo Rurale Regionale 2007/2013, che dovrà accompagnare questa fase di cambiamento armonizzando le misure disponibili e premiando i progetti che esaltino qualità, salubrità, distintività e tutela delle nostre filiere produttive”. Bettini ha poi concluso il suo intervento ricordando che il primo fattore produttivo e, contemporaneamente, il primo collante nella cooperazione sia la componente umana. Il modello cooperativo ha dimostrato di possedere, nel proprio Dna, la capacità di rispondere non solo al soddisfacimento delle esigenze primarie, tramite la produzione di ricchezza, la moltiplicazione di opportunità di lavoro, la crescita imprenditoriale, ma anche alla necessità di realizzazione dell’individuo attraverso la partecipazione democratica, l’autogestione e la mutualità: valori condivisi che si riverberano nel territorio e nella realtà socio-economica a cui si riferiscono. I lavori sono proseguiti con numerosi interventi e con il contributo dei responsabili dei diversi settori della Federazione. Al Consiglio ha partecipato anche il presidente nazionale di Fedagri, Paolo Bruni, che ha ricordato come all’interno della Ue uno dei principali competitori del “sistema Italia” sia la Spagna, che in molti mercati ha eroso quote significative a scapito dei nostri prodotti. Con il motto, estremamente efficace, “aggregarsi per crescere e crescere per competere”, Bruni ha poi rilanciato la necessità che la cooperazione non si adagi sulle posizioni acquisite ed investa nella conquista di nuovi mercati al fine di garantire prospettive produttive e il giusto ritorno economico ai propri soci. Concludendo il proprio intervento, Bruni ha individuato, quali priorità che Fedagri intende proporre al nuovo Governo, la necessità di interventi efficaci nell’abbattimento dei costi per le imprese, la valorizzazione della qualità e dell’origine delle produzioni, l’ammodernamento delle infrastrutture, scelte politiche chiare e nette sulle agroenergie. All’incontro hanno portato il loro contributo anche Claudia Orlandini e Maria Luisa Bargossi, dell’Assessorato regionale all’Agricoltura, che si sono soffermate sui principali obiettivi del Piano Regionale di Sviluppo Rurale.

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