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Appuntamenti e News  >  News  >  L’attualità del modello cooperativo nell' agroalimentare italiano

La crescita dell’agricoltura italiana è legata alla crescita della cooperazione

(Verona, 3 Marzo 2005)
6.500 cooperative aderenti, oltre 900.000 produttori associati, 30 miliardi di euro di fatturato ed un controllo della PLV nazionale tra il 40 e il 70% in settori strategici come il vitivinicolo, il lattiero-caseario, l’ortofrutticolo, l’avicolo, il tabacchicolo. Queste cifre – illustrate da Paolo Bruni, Presidente Fedagri-Confcooperative durante il convegno “L’originalità e l’attualità del modello cooperativo per la crescita dell’agroalimentare e per lo sviluppo economico del Paese”, tenutosi il 3 marzo nell’ambito della Fiera di Verona, Agrifood – sintetizzano lo stato dell’arte della cooperazione agroalimentare italiana e le potenzialità di un modello imprenditoriale che, negli ultimi tempi, ha utilizzato forza ed esperienza per salvare alcune imprese di rilievo (come Cirio De Rica e Yomo) con tutto il loro indotto, a partire dalla produzione agricola coinvolta.
Bruni, a nome del Coordinamento delle Organizzazioni Nazionali della cooperazione agroalimentare (che riunisce, oltre a Fedagri-Confcooperative, Anca-Legacoop, Agci-Sistema Agro Ittico Alimentare e Ascat-Unci), ha sottolineato “la validità del modello cooperativo rispetto agli altri sistemi imprenditoriali: un modello che ha come punto di forza essenziale il radicamento profondo delle imprese nel territorio, cui si accompagna una componente aggregante che riunisce l’impegno dei produttori non solo nella gestione dell’attività primaria, ma anche nella successiva fase della trasformazione e della commercializzazione dei prodotti sul mercato”.
La cooperazione è espressione, da una parte, di unione solidaristica finalizzata alla salvaguardia delle aziende agricole di base e, dall’altra, di integrazione tesa a creare i presupposti per svolgere un ruolo sempre più rilevante sul mercato, tramite un ampio collocamento dei prodotti, la loro promozione e la successiva fidelizzazione del consumatore. “Il settore agroalimentare italiano – ha sottolineato Bruni – soffre per l’eccessiva polverizzazione e frammentazione delle imprese rispetto, per esempio, alla media UE. La strategia della cooperazione moderna deve essere quella di ‘fare sistema’ costruendo una posizione che coinvolga ogni organizzazione per vincere la sfida della globalizzazione e della competitività, concentrandosi sulla valorizzazione della qualità di filiera, oltre che sulla razionalizzazione delle varie fasi che intercorrono tra produzione e consumo”.
Per il futuro, la cooperazione deve puntare in particolare ad aumentare la crescita della competitività delle imprese associate, privilegiando il fattore qualità e la promozione dei processi di aggregazione economica.
Per incrementare la competitività occorre infatti puntare sulla qualità, intesa come esaltazione del valore delle materie prime e della loro tipicità ed origine, nonché come valore aggiunto successivo per arrivare fino alla completa rintracciabilità dei vari passaggi, a totale garanzia di sicurezza per i consumatori.
“Sul versante, poi, dell’aggregazione – ha aggiunto Bruni – siamo fortemente impegnati. Registriamo, ad esempio, intorno alle imprese maggiori, il frequente e progressivo innestarsi di un circuito virtuoso che attrae altre realtà attraverso sinergie di carattere commerciale e/o logistico”.
In ambito europeo la cooperazione intende costruire una posizione comune che coinvolga, oltre all’Italia, altri quattro Paesi dell’Unione: Francia, Spagna, Grecia e Portogallo. Accomunati dall’attuale periodo di crisi che li interessa, in particolare nel settore ortofrutticolo, questi Paesi devono essere in grado di attuare una sinergia comune tra le rispettive organizzazioni cooperative per sviluppare capacità future di incidere sul mercato, vivendo positivamente la competizione e salvaguardando il futuro dei produttori agricoli.
“Stiamo lavorando – ha evidenziato Bruni – per dar vita una lobby capace di far pesare la propria posizione a livello nazionale e comunitario, perché siamo convinti che la crescita dell’agricoltura, italiana in primo luogo ed europea poi, passi attraverso la crescita della cooperazione”.
La scelta di costituire il Coordinamento fra le organizzazioni dell’agricoltura cooperativa è espressione di una linea comune per l’intero sistema agricolo del Paese, con l’intento di vincere la sfida della globalizzazione e della competitività. L’esperienza unitaria deve tradursi in un contributo importante e significativo verso una nuova direzione di marcia della politica agroalimentare che sia incentrata sui produttori per valorizzare al massimo la loro capacità non solo di fare impresa, ma di fare impresa con un metodo diverso dal passato vale a dire costruendo una rete di sistemi in grado di incidere sulla realtà per essere protagonisti sui mercati.
Al convegno hanno partecipato l’On. Giovanni Alemanno, Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Paolo De Castro, Presidente Elabora, che ha presentato i dati sull’Osservatorio economico della cooperazione agroalimentare italiana, Sergio Nasi, Presidente Anca-Legacoop, Giampaolo Buonfiglio, Presidente Agci-Sistema Agro Ittico Alimentare, e Antonio Fronzuti, Presidente Ascat-Unci.


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