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Appuntamenti e News  >  News  >  Crisi pesche: “i primi provvedimenti non sono ancora sufficienti”
(Bologna, 2 agosto 2011). Occorrono interventi strutturali tesi ad una maggiore concentrazione dell’offerta e alla creazione di un sistema di regole vincolanti per tutelare i produttori dallo strapotere della GDO.

E' il parere delle Centrali Cooperative

Bologna, 2 agosto 2011 – Sulla crisi delle pesche e nettarine qualcosa finalmente si è mosso, sia a livello comunitario (con l’aumento delle indennità di ritiro per le pesche e nettarine) che nazionale (con l’approvazione di una risoluzione della Commissione agricoltura della Camera dei deputati sulla crisi del settore), eppure per Maurizio Gardini, Giovanni Luppi e Giampaolo Buonfiglio, presidenti rispettivamente delle organizzazioni Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital, “si è ancora lontani da una soluzione”. Ne è convinto il presidente di Fedagri Maurizio Gardini che oggi nel corso del Comitato ortofrutta delle tre organizzazioni allargato alle maggiori op ortofrutticole del sistema cooperativo, ha spiegato: “Se è vero che i motivi della grave crisi che sta attraversando il comparto ortofrutticolo, in particolare le pesche e nettarine, vanno ricercate in più direzioni – l’impatto disastroso della crisi E. Coli sui consumi in tutta la UE, l’andamento climatico sfavorevole nei mercati di esportazione, la sovrapposizione dei calendari di commercializzazione a livello europeo e la mancata sottoscrizione di un accordo interprofessionale da parte della Grande distribuzione organizzata – è evidente che non può essere sufficiente l’adozione di singoli provvedimenti, ma occorre invece agire su più fronti”. “In primo luogo – ha spiegato Buonfiglio – occorre procedere sulla strada della maggiore organizzazione e concentrazione dell'offerta. È necessario lavorare per aggregare la più ampia quota possibile del 70% di frutta che oggi non è organizzata, puntando su Organizzazioni di produttori vere, autentiche che gestiscono realmente il prodotto”. “Certo – ha sottolineato il presidente di Fedagri - l’azione che le OP svolgono attraverso i piani operativi previsti dall’Ocm può senz’altro essere migliorata e molto è stato fatto in tal senso. Ma oggi c’è bisogno di coraggio per compiere un ulteriore salto di qualità”. E per creare un sistema di regole in grado di arginare lo strapotere della GDO eliminando le distorsioni della filiera, “è indispensabile – ha dichiarato il presidente Luppi – sollecitare un intervento della politica. Poiché le parti non riescono a trovare un accordo sedendo ai tavoli dell’interprofessione, occorre allora che sia la politica a istituire delle regole (come quelle in vigore in Francia), in grado di tutelare la produzione agricola nei confronti della grande distribuzione organizzata”. In merito alla opportunità di avanzare proposte alla politica in maniera il più possibile unitaria, le tre organizzazioni cooperative hanno infine espresso “apprezzamento” per la sottoscrizione da parte dalle organizzazioni professionali Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri di un documento sulla crisi del comparto “che presenta molti aspetti condivisibili ed è sottoscrivibile anche dalle organizzazioni cooperative”. I tre presidenti hanno quindi ribadito “una piena disponibilità al confronto con tutto il mondo agricolo per migliorare l’organizzazione dell’offerta, ma ricercando anche una stretta relazione con gli altri paesi produttori europei per incrementare l’attenzione dell’UE verso il settore”.

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