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Appuntamenti e News  >  News  >  Emilia-Romagna: il sistema Confcooperative resiste alla crisi
Bologna, 29 Settembre 2011. Occupazione, per il 2011 previsto l’incremento più basso degli ultimi trent’anni.

Ma la manovra finanziaria mette a rischio il ruolo economico-sociale

(Bologna, 29 Settembre 2011) I bilanci e le tendenze continuano ad essere positivi per la cooperazione emiliano-romagnola, ma da Confcooperative parte un allarme senza precedenti. Archiviato il 2010 con un +1,6% sull’occupazione (1.118 lavoratori in più per un totale di 70.453 addetti, cui si aggiungono i 2.981 delle Banche di Credito Cooperativo, con un incremento del 2,2%) e un +3% sul fatturato (12,560 miliardi, più 13,13 miliardi di raccolta diretta delle BCC), anche l’ultima indagine congiunturale parla, per il sistema che fa capo a Confcooperative Emilia-Romagna (1.778 imprese con quasi 279.000 soci, in crescita dell’8,3% in un solo anno), di un 2011 ancora in crescita per occupazione e fatturato. Ma il futuro non è rassicurante, anzi. “La cooperazione ha tenuto e tiene, resiste meglio di altri alla crisi, ma siamo ad una svolta decisiva e in presenza di segnali sempre più preoccupanti”. “A fine 2011 - spiega Maurizio Gardini, presidente Confcooperative Emilia Romagna - dovremmo registrare un incremento dell’occupazione pari allo 0,7%, che è il dato più basso degli ultimi trent’anni e, soprattutto, è indice di deterioramento della situazione che vive gran parte del sistema cooperativo”. “La scelta di tutelare l’occupazione – osserva il presidente – è stata responsabilmente messa in atto dalle cooperative anche in presenza di una redditività calante, come testimonia l’incremento degli addetti anche in presenza di fatturati che in generale non crescono; oggi siamo in presenza di un allarme che cresce velocemente su tutta l’area del lavoro e servizi (463 imprese, quasi 41.000 soci e poco meno di 32.000 addetti), della cooperazione sociale (411 imprese, quasi 26.000 soci e poco meno di 18.000 addetti), dell’abitazione (138 cooperative tra cittadini, più di 33.000 soci) e in parte dell’agroalimentare. Finora, il sacrificio degli utili ha consentito di utilizzare a favore dell’occupazione gli ammortizzatori sociali derivanti dalla crisi solo in poche decine di cooperative”. “Le grandi opportunità legate alla esternalizzazione di servizi da parte delle imprese dell’industria – sottolinea Gardini – si sono in gran parte perse a causa di problemi mai risolti di dumping contrattuale e irregolarità diffuse che penalizzano proprio le migliori cooperative e i loro soci-lavoratori; inoltre nessun vero processo di privatizzazione è avvenuto per tanti servizi ancora in capo al pubblico (il trasporto urbano, ad esempio) e nel welfare si è ancora lontani da scelte che diano risposte ai drastici tagli della finanza pubblica e locale senza limitarsi a guardare al dove siano più sostenibili le riduzioni degli stessi servizi o a penalizzare le imprese sociali con insostenibili ritardi sui pagamenti (la media è di 136 giorni) e gare al massimo ribasso”. “Non stiamo parlando di questioni che valgono in generale per tutte le imprese – puntualizza Gardini – ma di settori in cui il futuro di comunità e persone si lega in misura prevalente, e a volte decisiva, ad una realtà cooperativa che ha subìto anche una manovra finanziaria lesiva di una dignità e di un peculiare ruolo sancito costituzionalmente”. “In quest’ultimo caso – spiega Gardini – se è vero che i sacrifici sono sopportabili e le cooperative non si sottrarranno all’appesantimento fiscale, non si può non rilevare che in pochi anni – a forza di ‘sopportabili’ sacrifici – si è schiacciata proprio la distintività cooperativa”. “Con l’abbattimento del principio storico dell’intassabilità degli utili destinati a riserva indivisibile (che non costituiscono reddito per alcuno, proprio perché non distribuiti) - spiega Gardini - già si era ridotta l’autonomia finanziaria delle cooperative per gli investimenti; abbiamo poi accolto favorevolmente la suddivisione delle cooperative in base al tasso di mutualità espresso, ma da oggi a pagare di più sono proprio le cooperative a mutualità prevalente, quelle ritenute più virtuose e quindi a più marcata funzione sociale”. “Vogliamo allora arrivare a distruggere progressivamente un modello d’impresa che ha dato più lavoro e Pil di qualunque altro?”. E dal governo nazionale, l’obiettivo di Confcooperative Emilia-Romagna si sposta su quello regionale. “Tra pochi giorni – annuncia Gardini – il presidente della Giunta regionale, Vasco Errani, interverrà all’assemblea unitaria delle centrali cooperative: attendiamo risposte importanti su questioni d’importanza cruciale per le imprese, quali le linee di sviluppo su cui fonderà il Bilancio regionale 2012 alla luce degli ultimi pesanti tagli, il pdl di iniziativa della Giunta sulla semplificazione amministrativa, oggi all’attenzione dell’Assemblea legislativa Regionale, e, per la cooperazione sociale, un vero e proprio cambio di rotta che riguarda la sostanza della relazione tra pubblico e privato, le gare e, ancora, i criteri per l’accreditamento delle strutture che riducono non solo le possibilità di lavoro per le cooperative, ma rischiano di produrre un drastico calo dei servizi anche in capo al pubblico”. “In una stagione di crisi e di pesante disagio sociale – conclude interrogativamente Gardini - vogliamo davvero andare verso l’esclusione di una parte della popolazione ai servizi in una Regione che per decenni ha puntato all’inclusività e all’universalità nell’accesso ai servizi socio-sanitari?”.

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