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Appuntamenti e News  >  News  >  Un documento unitario per il rilancio del settore ortofrutticolo

Maggiore flessibilità nei ritiri, fondo di solidarietà per le emergenze

(Bologna, 19 Novembre 2004). Costituzione di un fondo di solidarietà per le emergenze, adozione di norme di qualità più restrittive, maggiore flessibilità nell’utilizzo dello strumento dei ritiri dal mercato (attualmente limitati al 10% del commercializzato) adeguando i prezzi, fermi dal 1996, coordinamento europeo degli Organismi interprofessionali, interventi UE per ricercare un equilibrio tra domanda e offerta.
Sono queste, in estrema sintesi, le principali proposte per il rilancio del settore contenute nel documento unitario messo a punto dal Tavolo Ortofrutticolo dell’Emilia Romagna, al quale aderiscono le principali Organizzazioni di produttori regionali.
Con questa importante piattaforma programmatica le OP emiliano romagnole, che rappresentano ben il 50% dell’ortofrutta organizzata italiana, individuano alcune possibili soluzioni alle crisi che sempre più spesso colpiscono il settore e che pertanto non sono più legate esclusivamente a fenomeni congiunturali, ma assumono purtroppo carattere strutturale. Crisi come quella registrata quest’anno per le pesche e nettarine, che hanno vissuto una delle campagne più difficili degli ultimi tempi per effetto dell’aumento della produzione (cresciuta rispetto al 2003, ma attestatasi su livelli “normali” rispetto alla media degli anni precedenti), ma soprattutto a causa della forte contrazione dei consumi, provocata dall’andamento climatico sfavorevole e dalla crisi economica che sta attanagliando tutta l’Europa, in particolare la Germania, il mercato più importante per l’export ortofrutticolo italiano.
Nel trimestre luglio-settembre, i consumi di ortofrutta sono diminuiti del 3% rispetto allo stesso periodo del 2003, interessando complessivamente quasi 2,2 milioni di tonnellate di prodotti per un valore di oltre 2,9 milioni di euro, in flessione del 7% rispetto allo stesso trimestre del 2003 (elaborazioni CSO su dati IHA).
Per quanto riguarda le pesche, i consumi sono diminuiti del 3% in quantità (interessando circa 169.000 tonnellate) e del 25% in valore, che ha sfiorato i 240 milioni di euro; per le nettarine, invece, i consumi sono diminuiti del 4% in quantità (interessando quasi 71.000 tonnellate) e del 28% in valore, di poco superiore ai 100 milioni di euro.
Particolarmente sensibile la contrazione dei prezzi alla produzione, che per le pesche e nettarine di prima categoria sono diminuiti del 50%, passando da valori medi di 0,60 euro al chilo a livelli attorno a 0,30 euro al chilo, insufficienti a garantire una adeguata remunerazione del lavoro e dei capitali apportati dall’imprenditore. Le difficoltà economiche e l’andamento climatico sfavorevole hanno purtroppo condizionato negativamente anche la prima fase della campagna autunnale, partita in leggero ritardo rispetto alla norma e caratterizzata da un andamento non particolarmente brillante. Oltre ad individuare possibili soluzioni alle crisi che ciclicamente colpiscono il settore, il documento messo a punto dalle OP regionali indica nuovi percorsi per assicurare una prospettiva all’ortofrutticoltura, assegnando compiti specifici ai diversi attori della filiera.
Con questo documento il Tavolo Ortofrutticolo dell’Emilia Romagna si propone, poi, di aprire un dibattito costruttivo a livello nazionale, quanto mai necessario anche alla luce delle recenti proposte della Commissione Europea e dell’ormai imminente modifica del Regolamento Comunitario 2200/96, relativo all’Organizzazione Comune di Mercato (OCM).
Per quanto riguarda i punti chiave della piattaforma, che dovrebbero essere recepiti e tradotti in appositi regolamenti a livello comunitario, le OP emiliano romagnole identificano ancora una volta l’Organizzazione di produttori come il perno centrale attorno al quale ruota lo sviluppo del settore ortofrutticolo. A questo proposito, sarebbe auspicabile una maggiore flessibilità nell’applicazione dei Regolamenti che, ad esempio, assegni alle OP maggiore autonomia decisionale nel ricorrere ai ritiri dal mercato.
Il documento sottolinea, inoltre, l’esigenza di costituire un fondo di solidarietà per la gestione delle emergenze, che dovrebbe vedere la partecipazione delle OP degli Stati membri e dell’Unione Europea ed essere determinato in base al valore del prodotto commercializzato dalle Organizzazioni dei produttori.
Per quanto concerne la trasparenza della filiera ed il corretto rapporto tra produzione e distribuzione, il Tavolo ortofrutticolo dell’Emilia Romagna ritiene opportuno fissare regole chiare (ad esempio prezzi netti, limiti massimi dei ricarichi della distribuzione e del dettaglio) che interessino tutti i passaggi tra i diversi soggetti della filiera, e costituire una apposita Authority di garanzia, che vigili attentamente sul rispetto di queste regole.
La frammentazione del settore va superata attraverso un maggiore impegno da parte delle imprese nel trovare forme di aggregazione capaci di incidere nel contesto di mercato in cui si trovano.
Un importante contributo al raggiungimento degli obiettivi indicati in questa piattaforma programmatica potrà arrivare anche dall’Organismo Interprofessionale, riconosciuto dal Ministero proprio in questi giorni dopo cinque anni di attesa. Grazie a questo strumento, gli accordi che gli attori della filiera ortofrutticola raggiungeranno al tavolo dell’Interprofessione verranno applicati erga omnes e consentiranno, così, di programmare per tempo il collocamento e la vendita del prodotto.
Il documento approvato dal Tavolo ortofrutticolo riveste quindi una grande importanza sia dal punto di vista strategico che da quello politico. Oltre a fornire le indicazioni di massima da seguire per prevenire e superare le crisi del settore, infatti, rappresenta una piattaforma congiunta messa a punto da tutte le OP dell’Emilia Romagna per tentare di fornire risposte comuni a problemi comuni.


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